Se Fini esprime un dato di fatto…
…la sua maggioranza gli si rivolta contro. Vi segnalo quest’articolo nel quale è descritta la vicenda (ed i suoi strascichi) che ha visto protagonista il presidente della Camera Fini, “obbligato” ad intervenire per le continue e ripetute richieste di fiducia, seguenti i relativi decreti, da parte di questo governo che non lascia alcuno spazio all’opposizione per eventuali emendamenti e discussione in aula. Nonostante i numeri siano tutti dalla sua parte, il governo, da quando si è insediato, continua con questa pratica, forse perché cosciente della fragilità dell’alleanza che lo sostiene, tenuta assieme soltanto dal carisma del nostro “amato” premier Silvio Berlusconi, nello sfrenato bisogno di portare a termire tutte quelle “riforme” di cui “avrebbe bisogno” il Paese. Poiché questo non è il mio primo post su questa pratica del governo in carica (e di certo non sarà nemmeno l’ultimo) ne approfitto invitandovi ad esaminare con serenità quando è plausibile il ricorso al decreto legge e la richiesta del voto di fiducia. Tirando un po’ le somme, il continuo ricorso a queste due pratiche è un riconoscimento da parte di un governo della debolezza della maggioranza che lo sostiene e del timore di un confronto con l’opposizione. Come se ciò non bastasse il governo facendo ciò mortifica il parlamento e tiene in “ostaggio” la maggioranza che lo sostiene.
Se poi il capo del governo è quel “maniaco” di grandezza e protagonismo quale è il nostro “amato” premier Silvio Berlusconi, è chiaro quanto questa condotta possa risultare pericolosa. E poi si lamenta se viene tacciato di dittatura…

